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Le immagini nelle stelle

L’astrologia nell'arte


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lle origini dell’astrologia è un argomento molto complesso che a partire dagli storici delle religioni, agli antropologi, agli etnologi, richiama l’attenzione sulle usanze e la mentalità degli uomini primitivi. Lo scopo degli studiosi non è soltanto pura attrazione, ma è lo studio di logiche e dinamiche sociali “primitive”, e la ricerca di relazioni con le dinamiche del mondo “civilizzato”.

La nascita del senso religioso, a partire dalle popolazioni primitive sino ai giorni nostri, si sviluppa di pari passo con l’evoluzione della coscienza umana e si colloca in senso antropologico ad un livello intermedio della mente umana tra logica e predisposizione magico- superstiziosa. La fase dell’evoluzione in cui l’uomo primitivo sviluppa il senso di sopravvivenza e di stanzialità delle tribù, si manifesta con il passaggio dell’uomo dalla caccia all’agricoltura. Questa fase dell’evoluzione diventa il momento in cui l’osservazione del cielo si innesta direttamente sui cicli vitali dell’uomo; cicli che vanno da quello giornaliero del sorgere e tramontare del sole a quello annuale del caldo e del freddo, dell’umido e del secco fino all’accorgersi dell’esistenza dei cicli stagionali. Un fattore primario del carattere delle religioni primitive è dato dal senso della ciclicità del tempo: si prega il dio o gli déi per la propria prosperità, per la pace, per il buon fine delle azioni quotidiane; si osserva la ciclicità della vita, delle stagioni. Aby Warburg, noto studioso dei primi del Novecento, avrebbe riportato una definizione di Jean Paul: “logica e magia fioriscono sul medesimo stelo gettando le basi sulla storia dell’astrologia”, per indicare l’associazione bipolare della mente ed esigenze umane. Gli inizi dell’Astrologia e dell’Astronomia si collocano in Mesopotamia, dove testimonianze figurative datano la loro nascita intorno al XVI secolo a.C. In seguito all’epoca di re Assurbanipal (668-626 a. C) risalgono alcune tavolette votive babilonesi a cui si riconduce il movimento dei pianeti alle predizioni per il re ed il suo popolo da parte di osservatori del cielo stellato. Le prime costellazioni ad essere identificate dagli studiosi furono quelle zodiacali, ovvero gruppi stellari posti lungo l’eclittica e ripartiti fra i dodici mesi dell’anno Le stelle fisse e le costellazioni vennero col tempo associate dai babilonesi agli dei ed alle divinità, fino ad assumere grazie ai Greci sembianze umane o animali per poi essere venerate.

Il lavoro degli astrologi diviene in definitiva quello di studiare la posizione degli Astri a partire dal Sole e dalla Luna; comprendere i disegni che si formano a partire dall’associazione di più Stelle e più Pianeti; venerare i Pianeti stessi come dèi ed interpretare i loro messaggi per una vita migliore sulla terra. Fu così che i Greci impararono dai Babilonesi le nozioni fondamentali di Astronomia e Astrologia apportando poi i propri cambiamenti. È interessante osservare come, all’epoca del poema di Gilgamesch, il numero dei segni dello zodiaco corrispondeva ad undici e non dodici; l’immagine della Bilancia, prima di assumere la sua individualità, era compresa nelle chele dello Scorpione .

Dall’Antichità arcaica, alla cultura greco – classica incontriamo testimonianze letterarie la cui interpretazione da vita ad opere artistiche. A partire da Omero, nel cui VIII libro dell’Iliade si descrive lo “Scudo di Achille” , all’opera di Esiodo “Le Opere e i giorni”, ai “Saturnali”di
Macrobio dell’epoca romana, fino alle raffigurazioni medievali miniate dei fratelli Lindburg , vediamo come la più antica opera d’arte astrologica, ovvero una rappresentazione del cielo e degli déi, è collocata al tempo mitico degli déi stessi. Vediamo così come il legame tra l’arte e l’osservazione del cielo diventa espressione del valore e testimonianza del diretto legame dell’uomo alla terra, alla sua sopravvivenza, ed alla sua spiritualità. Nonostante l’interpretazione dei fenomeni celesti diviene per i greci una scienza razionale a tal punto da chiamare i suoi cultori “mathematici” (a tale proposito si ricorda che per mathesis si considera la scienza per eccellenza), a partire dall’età ellenistica grazie a Ipparco prima e Posidonio dopo, si legge l’Astrologia come una fede che crede in una sorta di parentela tra l’anima umana e le Stelle; convivono fede e matematica. Non disponendo le nozioni di come i Caldei e gli Egizi siano riusciti ad abbracciare il quadro astrale, Posidonio, in un secondo tempo, ci permette di capire che il presupposto necessario dell’astrologia dei Greci sta nello sviluppo della loro filosofia e della loro scienza. Sarà solo con i Pitagorici che si vedrà il superbo sviluppo dell’Astrologia greca, che porterà grazie ad Aristarco di Samo alla conoscenza dell’eliocentrismo.

Il sistema astrologico si trova a disporre del sostegno di una concezione filosofica del mondo e di un suo impianto sistematicamente organizzato dalla matematica. F. Boll nel suo trattato ci parla di “Religione astrale”, ovvero di una religione, di un credo che crea il culto degli animali, li collega alle stelle e li trasforma in divinità creando lo zodiaco. Nel contempo F. Boll sottolinea e conferma l’importanza della componente scientifica dell’astrologia, ovvero l’Astronomia, intesa come essenza e sostegno all’osservazione del cielo stellato. L’attecchimento di una qualsiasi interpretazione astrale non si sarebbe verificata se già agli esordi del pensiero Greco, all’epoca Arcaica, VI sec a.C., non avessero fatto comparsa alcuni elementi precursori della filosofia greca classica, capaci di far emergere il pensiero astrologico nel periodo della Grecia Ellenica . Boll afferma che l’uomo ha sempre creduto in una tendenza spontanea ad individuare in ogni cosa presagi e a presupporre l’esistenza, al di là di una realtà evidente, di una “Sympatheia” di tutte le cose, di un grande collegamento tra tutte le cose e tra tutte le sue componenti. Uno degli aspetti del pensiero greco arcaico è la Reductio ad unum, ovvero la ricerca di un principio capace di unificare e dare ragione degli innumerevoli aspetti del reale. In tal modo l’Astrologia diviene attraverso la filosofia presocratica dell’epoca Arcaica, piena espressione dello stoicismo dell’epoca ellenistica , che esprime nella scienza della natura la dottrina del “fato”. Gli Stoici giustificavano la mantica in base alla loro idea di una grande “Sympatheia” universale, o di Destino. Ecco che leggendo l’Astrologia sotto questa filosofia, l’uomo si trova ad essere inserito pienamente nel contesto della natura e quindi nel pieno verificarsi degli eventi dell’Universo, fino a sperimentare su se stesso, sul proprio corpo e sulla propria anima l’azione delle più potenti forze dell’Universo stesso.
 
Il più importante filosofo greco, a cavallo tra il III e II sec a. C., ad influenzare l’astrologia fu Platone . Attraverso alcune sue opere come il Timeo, nel quale assegna a ciascuno un’Anima, ovvero un astro come veicolo ; la Repubblica ed infine l’Epinomide, egli esprime la sua dottrina. . Come seguace di Pitagora, Platone pensava l’universo come costruito geometricamente tale da essere descritto in termini matematici. Platone credeva che l’Anima nella sua discesa sulla terra, si incarnasse nell’uomo prima della sua nascita e che poi ritornasse dopo la sua morte, attraverso le sfere planetarie alle Stelle. Le differenti idee del sistema filosofico di Platone a favore dell’Astrologia, riguardano la considerazione dei Pianeti come divini e più vicini al mondo dell’Essere di quanto lo siamo noi, e riguardano il tempo, che viene determinato dal moto dei Pianeti. Ne consegue, direbbero gli astrologi, la necessità di stendere una carta di nascita del momento presente, per stabilire lo stato spirituale dell’individuo, la qualità del momento; occorre analizzare la posizione dei Pianeti, ovvero individuare i “marcatori del tempo”. Nasce l’Astrologia divinatoria, che viene così legittimata. Se in Platone è la corrente mistica ad accogliere l’Astrologia, in Aristotele è la costruzione definita e rigorosa di un sistema cosmico, con la Terra al centro circondata dai cerchi dei Pianeti, a loro volta attorniati dai cerchi delle stelle fisse. Ogni mondo astrale in definitiva obbedisce ad Una forza. A differenza di Platone, Aristotele considera i Pianeti come cause secondarie, intendendo i Pianeti come mediatori tra Dio e l’umanità.
Da Dio, Causa Prima o Primo Motore, deriva ogni cosa.

Ecco che per conoscere il volere di Dio, occorre studiare le Stelle, ed il mezzo migliore per farlo è stendere un oroscopo. Ma la peculiarità sta che mentre per Platone la verità può essere accertata con mezzi astratti e teorici, in Aristotele si ha la necessità di un’attendibilità ripetibile fatta di misurazioni matematiche, ovvero di un metodo scientifico. Dopo i calcoli delle eclissi di Sole di Talete assieme a quello delle orbite dei pianeti, nel V secolo a.C. la scuola pitagorica codifica un calcolo approfondito sulle leggi del cosmo. Contemporaneamente i pitagorici sviluppano una mistica astrologica con il culto delle divinità visibili, comprovando ufficialmente la presenza di qualche elemento tipico astrologico nella cultura greca delle origini. I testi che seguiranno tra il IV sec a. C ed il II sec d. C, codificheranno in modo sistematico i Pianeti, in particolare le “Stelle viaggianti” che diventano degli déi, fino ad arrivare alla completa identificazione del Pianeta con il dio. Il Pianeta non sarà più “la stella di…”, ma diventerà dio stesso assumendone anche le peculiarità.

I cataloghi illustrati, che in ordine storico caratterizzano questo passaggio, partono dagli scritti di Eudosso di Cnido nel 375 a.C. , che influenzerà i Phaenomena di Arato di Soli ; seguirà lo scritto di Eratostene (275-194), Catasterismi , con il quale si porta compimento il processo di mitologizzazione in cui astri e costellazioni hanno una storia legata agli antichi eroi del mito. All’insieme di questi scritti greci, che vanno sotto il nome di Sphaera graecanica, si aggiunge nel I sec a. C la Sphaera barbarica di Teucro di Babilonia che aggiunge al pantheon greco anche costellazioni di origine caldea ed egizia, come i “decani” la cui prima comparsa risale a documenti del 2150 circa a. C. Seguirà nello stesso periodo Tolomeo che compone due testi, l’Almagesto per la cognizione matematica, e il Tetrabiblos per le previsioni. I Romani accoglieranno pienamente la scienza Greca a tal punto che alcuni Imperatori, quale Augusto e Tiberio, Nerone e Vespasiano, ed infine ad Adriano si fecero fare il proprio oroscopo. Qualche secolo dopo, vennero redatti in latino alcuni testi astrologici autorevoli fra cui il Liber fabularum di Igino, poeta dell’età augustea e gli Astronomica di Manilio che in particolare associano i Pianeti alle diverse parti del corpo umano dando inizio alla scienza del micro e macrocosmo. La teoria del microcosmo che rispecchia il macrocosmo lega tutti gli elementi in una sorta di magia “simpatetica” che rimanda all’immagine dell’ordine cosmico creato da Dio. Così facendo si cercò di evitare la frattura con la teologia cristiana. Il testo Mathesis di Firmico Materno darà inizio alla dottrina della “moirogenesi” per la quale ogni segno zodiacale viene diviso in 30 parti o gradi a seconda del punto di nascita. Tale dottrina trasmigrò in Albumasar e poi in Pietro d’Abano. Col passar del tempo attraverso l’evoluzione del pensiero umano e di tutte le sue sovrastrutture psicologiche, gli aspetti religioso-culturali si sovrapposero con una commistione di miti e riti.

Fin da sempre l’Astrologia viene considerata la prima “teologia scientifica” , ovvero la prima forma di legittimazione dei dogmi, come quello della religione del Sole. A riguardo, con l’ufficializzazione del rito cristiano da parte di Costantino nel 313 d.C. il fenomeno del sincretismo raggiunse la sua massima espressione: il cristianesimo, religione ufficiale dell’Impero ostile all’astrologia in quanto espressione pagana, in silenzio inglobò la sua essenza lasciandone una testimonianza attraverso simboli celati nelle immagini. Tale forma di sincretismo, Déi – Pianeti, determinerà ad una certa fase dello sviluppo storico della cultura umana, la nascita di forme di superstizione e di adorazione che veleranno i confini netti tra scienza e superstizione magico - religiosa.

A proposito delle religioni vorrei sottolineare l’azione di Ruggero Bacone che collega le quattro religioni del mondo a quattro costellazioni dei pianeti: la congiunzione di Giove con Saturno produrrebbe la religione dei Caldei, quella di Giove con il Sole la religione Egizia e infine quella di Giove con Venere quella dello stesso pianeta con Mercurio darebbero origine rispettivamente alle religioni Islamica e Cristiana. Nello specifico, il Cristianesimo darà poco spazio alla sapienza pagana; al massimo si osserveranno i tentativi di integrazione di una teoria meccanicistica che non lascia spazio al libero arbitrio dell’uomo. Seguirà nel IX sec d. C. il periodo della rinascenza carolingia con il recupero dei testi astrologici antichi, copiati in codici miniati e conservati nelle biblioteche dei maggiori monasteri europei. Nel periodo che va dall’IX-X sec d. C. verranno tradotti i più importanti testi arabi basati su Aristotele e Tolomeo; nel tentativo di “cristianizzare” il cielo con l’istituzione dell’equivalenza tra i dodici segni zodiacali e gli apostoli o personaggi biblici. Proprio nelle chiese si ebbe durante il Medioevo la maggior diffusione di immagini astrologiche, con intenti didascalici o etici, dalla decorazione di pavimenti e di portali ai primi esempi di strutture a calendario affrescate all’interno, con l’associazione dei Mesi dell’anno con i segni zodiacali secondo la tradizione dei manoscritti. Nei pavimenti romanici a mosaico ricorrono delle immagini a calendario, realizzate in bianco e nero come nei mosaici classici, la cui funzione diventa quella di patrimonio letterario, di patrimonio storico e scientifico . L’intento era didascalico e le immagini, come impaginate, rappresentano un codice illustrato destinato al vasto pubblico. Le immagini dello zodiaco, associate alle personificazioni di Mesi o di lavori ad essi associati, raggiungono la massima diffusione con le decorazioni delle facciate delle chiese. L’uomo si avvicina al cielo avviando lo studio della volta celeste; pone dei segni di riferimento fissi che diventano nel tempo dei veri e propri grafici. Egli osserva le stelle, le collega attraverso linee immaginarie che prendono forma diversamente da una cultura all’altra travestendosi a seconda delle tradizioni. Nascono degli interrogativi, e le domande che scaturiscono vengono elaborate dagli studiosi concependo l’astrologia come un mezzo di comunicazione razionale e tangibilmente riproducibile. Tutto ciò porta alla creazione di un linguaggio inizialmente muto e sordo fatto di semplici segni di riferimento, basato sull’osservazione naturale di stelle e pianeti. Successivamente la necessità da parte degli studiosi e degli astrologi di comunicare, dare forma e vita alle proprie osservazioni, determina la nascita di una vera e propria scienza dell’immagine che caratterizzerà l’essere umano in tutti i suoi ambiti. L’Arte diviene un modo diretto sia per la comunicazione che per l’insegnamento; l’interpretazione degli artisti di opere letterarie accompagno sempre sia la scienza che gli atteggiamenti di svago dei signori e delle corti. Nello stesso periodo Albumasar scrive la sua Introductiorum majus, che attraverso un lungo percorso passando in Spagna arriva in Italia attraverso la traduzione francese da parte di Pietro d’Abano l’Astolabium Planum. Sarà poi nel Rinascimento che il patrimonio culturale pagano che il cristianesimo non è riuscito ad eliminare, ritrova il suo antico splendore. La decorazione astrologica diventò così commento e completamento di immagini che illustravano vicende legate al committente o alla sua famiglia, distaccandosi sempre più dalle figurazioni medievali improntate su una descrizione didascalica ed etica. A Firenze, sopra la Sagrestia Vecchia di San Lorenzo, fu eseguito il primo oroscopo dipinto. Venne riprodotta una carta del cielo con tutti gli elementi astronomici rilevati con estrema precisione. Nella cupola di San Lorenzo la posizione delle stelle è quella osservata sul cielo di Firenze in un determinato momento di un determinato giorno: è quindi un oroscopo. Con Cosimo il Vecchio iniziò una tradizione di interesse per l’Astrologia da parte della famiglia Medici.
Fu comunque durante il concilio del 1439, finanziato dai Medici stessi, che penetrarono a Firenze la tradizione ermetica e la filosofia neoplatonica, tanto che Cosimo I farà introdurre da Marsilio Ficino il Corpus Hermeticum. Un oroscopo molto più vicino a noi è quello conservato nel tempio Malatestiano di Rimini, ciclo scultoreo collocato nella Cappella dei Pianeti, commissionato dal signore di Rimini Sigismondo Pandolfo Malatesta e completato nel 1450 circa dallo scultore fiorentino Agostino di Duccio. I bassorilievi in marmo che rivestono tre lati degli archi di ingresso della Cappella presentano i Pianeti, alcuni raffigurati stanti, altri su carri trionfali affiancati dai loro segni. All’ideazione partecipò direttamente Sigismondo Malatesta, uomo di profonda cultura astrologica con accanto il consigliere di corte, l’astrologo Basinio da Parma autore del testo l’Astronomicon. In questo caso, le immagini delle divinità planetarie, reggenti i segni dello zodiaco, subiscono influssi orientaleggianti e rappresentano, oltre uno spettacolare impianto di simbologie solari; esempio di “imbarbarimento della tipologia greco-romana”.
Il culto del cielo e degli astri, la convinzione del loro influsso sul destino umano, erano profondamente radicati alla corte dei Malatesta: un ciclo propiziatorio ricamato su un arazzo, cosparso di stelle e pianeti, copriva nel 1475 la sala del palazzo in cui avvenivano i festeggiamenti per il matrimonio del figlio di Sigismondo, Roberto, con Isabella figlia di Federico di Montefeltro.

Allo stesso modo, se non più ampiamente della corte di Rimini, a Ferrara veniva concluso a Palazzo Schifanoia il ciclo parietale del Salone dei Mesi, commissionato nel 1467 da Borso d’Este, e dipinto da Cosmè Tura, Ercole de Roberti, Francesco Cossa. La particolarità di tali raffigurazioni, scoperta da Aby Warburg, fu il collegamento con il sistema dei “decani” egizi. Le raffigurazioni parietali presentano una suddivisione in tre registri sovrapposti. In quella più alta viene rappresentato il Trionfo del dio protettore del mese, circondato dai propri “figli” impegnati nelle attività favorite dall’influsso del dio; al centro c’è l’immagine del segno zodiacale relativo al Mese accompagnato dai tre decani, mentre nel registro inferiore ci sono raffigurate le attività di corte estense. I pittori di Schifanoia nei tre mondi sovrapposti, corte, cielo, Olimpo, hanno elementi di impronta classica che rimandano al Leon Battista Alberti e spesso sono in sintonia con il gusto del colore di origine mantegnesca: dalla vita terrena a quella dell’Olimpo i paesaggi si fanno trasparenti dai colori gemmei, metallici e rarefatti.

Per quanto riguarda il ciclo pittorico di stampo astrologico più importante della Roma del Quattrocento legato ad una commissione papale, ricordiamo quello disegnato dal Pinturicchio nella Sala delle Sibille dell’Appartamento Borgia tra il 1492-1494. La tradizione astrologica del Rinascimento sarebbe stata forse poca cosa senza il crescere ed il formarsi dell’astrologia araba che superava nella tecnica astronomica la scienza greca e che forniva agli astrologi di un sostegno logico e filosofico. L’iconologia di stampo nordico si diffuse in Italia tramite incisioni. Se ne trovano testimonianze in alcuni manoscritti, tra i quali il De Sphaera della Biblioteca Estense di Modena, raffinato codice di provenienza lombarda in cui il dio planetario domina la scena sottostante in cui gli uomini svolgono le azioni che egli determina. Inoltre, una serie di importanti incisioni con i “figli” dei Pianeti è quella prodotta intorno al 1460 da un artista fiorentino della cerchia di Maso di Finiguerra, identificato come Baccio Baldini. Il Perugino dipinge dei trionfi di déi planetari in modo simile al Pinturicchio nella Sala delle Udienze del Cambio a Perugia tra il 1496-1500. Essi sono il completamento del programma decorativo previsto dall’umanista Francesco Maturanzio, che elaborò uno schema di corrispondenze tra la civiltà pagana e quella cristiana. Nel Cinquecento l’interesse per l’Astrologia crebbe a tal punto da determinare la realizzazione di una serie di pitture che contraddistinsero vari spazi del Vaticano a partire dai papi Giulio II, Leone X fino a Gregorio XIII della fine del secolo.

Nell’opera più grandiosa realizzata da Raffaello, “La stanza della Segnatura”, che può essere identificata come la biblioteca personale del papa, i Pianeti e le Stelle appaiono dipinti sia nella sfera celeste della Scuola di Atene, quanto in uno scomparto del soffitto con l’immagine dell’Astronomia che scruta un globo trasparente, a sua volta percorso dalla raffigurazione di alcune costellazioni. L’affresco dipinto da Raffaello nel 1508 è l’immagine commemorativa dell’ascesa al trono pontificio di Giulio II. Nella sua villa della Farnesina, Agostino Chigi fa realizzare per opera di Baldassarre Peruzzi un ciclo astrologico molto complesso. L’intera opera pittorica decifrata da Saxl nel 1934, si presenta come una carta del cielo in cui sono raffigurati gli elementi astrali necessari per il calcolo di un oroscopo: i Pianeti raffigurati negli scomparti esagonali e la loro posizione nelle costellazioni zodiacali. Se per la propria Villa Agostino Chigi commissiona una rappresentazione della propria gloria, Raffaello per la volta della Cappella Chigi in Santa Maria del Popolo, realizza il potere delle stelle come sottoposto al volere divino. Leone X figlio di Lorenzo il Magnifico, come tutta la famiglia Medici, ebbe una notevole cultura astrologica. Nel 1520 commissionò la decorazione della Sala dei Pontefici dei Palazzi Vaticani, affidandone la realizzazione ai pittori della cerchia di Raffaello, Perin del Vaga e Giovanni da Udine. La volta della Sala dei Pontefici presenta un soffitto decorato con immagini astrologiche. Al centro, attorno alle immagini delle Vittorie alate che portano i trionfo la Tiara con le chiavi di San Pietro, ci sono Apollo –Sole e il segno del Leone che rimanda al committente.

Nel 1566 fu stampato a Venezia il testo di Vincenzo Cartari “Le immagini de i déi de gli antichi”, che dichiaratamente si proponeva di essere un manuale per chi si interessava di antichità, come i pittori, gli scultori ed i poeti, in una concezione in cui il rapporto parola-immagine diventa il mezzo della Filosofia. Un altro testo di notevole importanza è “Iconologia” di Cesare Ripa in cui si stabiliscono le norme per le invenzioni di allegorie e personificazioni di concetti astratti e morali. Ecco che le decorazioni del secondo Cinquecento furono spesso concepite come sistemazioni erudite e tese al recupero filologico di tradizioni letterarie. Risale al 1573 la decorazione a motivi astrologici del Vanosino che dipinge su commissione del papa Gregorio XIII la Sala del Mappamondo nella volta del Palazzo Farnese di Caprarola, rifacendosi all’immaginario di un antico codice di Orazio. L’Atlante Farnese al pari delle decorazioni parietali rappresenta il livello più alto raggiunto da una manifattura scultorea con tema astrologico. Di epoca adrianea, tra il 117 a C. ed il 138 d. C, decorava probabilmente una Biblioteca. È il reperto più antico in cui sia raffigurato il cielo come globo con le costellazioni dei due emisferi. Sono tracciati a rilievo l’equatore, i tropici, i solstizi e gli equinozi.

L’invenzione di questi globi celesti è attribuita ai mitici Atlante e Museo ed ai filosofi Anassimandro, Talete di Mileto, Eudosso di Cnidio. Valutando il nesso tra i culti planetari e la divinazione pagana, attraverso codici matematici, si è spesso accompagnato l’identificazione dell’astrologia come progenitrice dell’astrono-mia. La ricerca storica sull’astrologia ha accumulato materiali e notizie erudite, abbondanti nel caso dell’astrologia antica, ma ha eluso le domande più prettamente epistemologiche. Studiosi come Galilei, Keplero ed altri astronomi ribaltarono dal Seicento in poi completamente l’intera cosmologia. Espulsa dagli ambienti colti, l’Astrologia conosce un lungo periodo di oscurità, vivendo alle spalle di società segrete con funzione antillumistica. Solo a partire dalla fine dell’Ottocento si ricomincerà a studiare l’Astrologia come scienza degli astri, delle stelle e la loro azione sui temperamenti umani. Il taglio scientifico dell’analisi predittiva delle concatenazioni tra Pianeti nel segno dell’interessato, scarta il carattere predittivo al fine di una sorta di statistica delle congiunzioni tra gli astri e gli effetti probabilistici che ne conseguono.
Nel Novecento l’Astrologia assume un carattere ben definito, e anziché osservare una concezione complessiva del mondo, si preferisce osservare l’Astrologia associata a discipline specifiche, come statistica e psicologia. Carl Jung sostenne che l’indagine astrologica fosse anche mezzo e veicolo di lettura psicologica in cui l’indagine individuale viene vista nella molteplicità dei livelli psicologici. Sulla base dell’osservazione del mito e della sua interpretazione attraverso l’Astrologia, le antiche divinità si sono rivelate proiezioni di attributi umani; su tutto ha continuato ad operare lo schema della prevalenza del dato religioso-fantastico caratteristico della fase primitiva dello sviluppo della civiltà, mentre il dato logico-razionale sarebbe sempre di competenza delle fasi più evolute della civiltà stessa.

L’astrologia diviene un crogiuolo di memorie, di esperienze passate la cui energia che si preserva negli engrammi o simboli dell’umanità, può essere incanalata in forme espressive differenti. Il simbolo o engramma è un’energia latente, ovvero un’energia che può essere liberata in senso positivo o negativo. Tale energia latente la possiamo definire neutra, ma la si può vedere come una sorta di carica potenziale che si polarizza in base allo stimolo mnemico , in base alla volontà selettiva di un’epoca. Così accade per gli antichi simboli astrali, dopo che creati ad “illo tempore” nell’oscurità della memoria, mantengono la stessa ambivalenza dell’arte antica, presentandosi come forme di energia in potenza. Anche questi simboli sembrano carichi dell’energia di un’esistenza primitiva e mitopoietica. Fra gli orientamenti più importanti dell’Astrologia contemporanea, si possono indicare l’Astrologia come ricerca empirica di Heinrich von Klockeler; la Psicoastrologia di Andreé Barbault; l’Astrologia dialettica di Lisa Morpurgo; le connessioni tra Astrologia e Psicologia analitica, operate in forme diverse da Louise Huber, Litz Greene; in ultimo l’Astrologia umanistica di Dane Rudhyar.

Come affermava Jung, l’astrologia è una sorta di summa di tutte le conoscenze psicologiche dell’antichità, ed ha svolto una funzione storica di secolarizzazione di riferimento alle antiche divinità trasformate da lei in altrettanti attributi umani.

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