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Arte e Anarchia. Critica del Conoscitore d'Arte.

Un’analisi nel “dettaglio” del metodo warburghiano.


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La domanda principale che l’autore pone in questo saggio, riguarda la natura dell'esperto d’arte. Volendo uscire dallo schema che attribuisce il termine “conoscitore” una valenza negativa, noi non vediamo più colui che cerca, attraverso mezzi impropri e casuali attribuzioni, di vestire l’opera d’arte di vaghe definizioni romantiche, ma vediamo colui che pone, al posto di inspiegabili descrizioni motivate solo da questioni percettive ed intuitive, una moderna critica d’arte. Quest’ultima si base essenzialmente su regole indiscutibili e postulati strettamente connessi ad un approccio filosofico sia dell’arte che della visione critica della stessa.

Esistono elementi diagnostici precisi con i quali è possibile riconoscere un’opera d’arte come valida oppure no, dimostrandone ed affermandone l’autenticità. Tali elementi indiscutibili sono: la “tecnica esecutiva” e l’ “estetica” a cui l’opera d’arte sottende. La tecnica del conoscitore d’arte acquista un carattere razionale nell’Ottocento grazie alle idee innovative del filosofo italiano Giovanni Morelli, il quale abbandonando i giudizi provenienti sia dall’influsso della trascendenza divina che dal potere soprannaturale delle cose, afferma che oltre ad una dose di buon senso, talento e pratica quello che è indispensabile nella valutazione di un’opera è l’insieme delle caratteristiche individuali per cui un autore può essere ricollegato all’opera stessa. A tal fine Morelli individua un metodo capace di trasformare l’“attribuzione”, da quella specie di intuizione inspirata, in una preposizione verificabile e logica.

Nonostante la formazione scolastica in medicina e la pertinenza in anatomia comparata, sin dal 1816 Giovanni Morelli lascia spazio alla sua vera passione dirigendosi verso la politica e l’arte. Nonostante varie accuse calunniano lo studioso di arrivare alle sue conclusioni solo attraverso l’intuizione, Morelli afferma che il proprio approccio si basa su di un rigido metodo scientifico, che a differenza di altri metodi permette un’analisi assolutamente non arbitraria attraverso un procedimento di inversione del metodo investigativo stesso. Difatti guardando un’opera d’arte l’impulso naturale è quello di soffermarsi all’impressione generale, all’estetica, per poi scendere all’osservazione dei particolari che ne permettono la caratterizzazione quali composizione, proporzione, colore, espressioni, etc. Accade, come dice Morelli, che nessuno di questi elementi si sofferma all’individuazione, in modo preciso e non arbitrario, della vera mano dell’artista e del suo impulso caratterizzante, in quanto in qualsiasi epoca collochiamo l’arte e l’artista, quest’ultimo si è sempre basato su convenzioni di studio, scuola o bottega. Così per riconoscere la mano del maestro, distinguerla dal copista o grossolano imitatore che sia, diventano importanti i dettagli e gli elementi secondari, in quanto essendo le parti meno espressive di una figura, l’artista non impiega particolari accorgimenti esecutivi lasciando così, via libera all’espressione dei propri impulsi più profondi e reali. L’istintività personale si manifesta nella sua forma più espressiva nel caso che alla mente sfugga il controllo dei dettagli, quei particolari meno significativi che rivelano il carattere meglio di qualsiasi atteggiamento di forma. L’istintività artistica è dunque frutto dell’inconsapevolezza!! , e ne segue che chiunque abbia voglia di studiare un pittore deve soffermarsi ed imparare e riconoscere quelle minuzie che lo contraddistinguono.

Tuttavia accanto all’approccio morelliano, scientificamente attento al dettaglio, si legge un forte sentimento estetico che non corrisponde alla semplice attribuzione all’opera di un nome, ma nel riconoscere il “tocco” creativo, individuale ed autentico che sorvola persino la firma dell’artista stesso. Per sfuggire alle regole accademiche, accantonando le convenzioni artistiche, Morelli si dedica alle percezioni minute, all’intuizione guidata da un’innata sensibilità. Di nuovo il dettaglio diviene traccia dell’originale perduto, frammento che racchiude in se l’essenza dell’aura dell’opera autentica. Per tale motivo Morelli nel disegno individua l’essenza della creazione artistica in quanto nella freschezza del tratto lo studioso intuiva la spontaneità dell’esecuzione. Dalla letteratura Friedrich Schlegel, il più convinto dei Romantici, afferma che un pensiero non necessariamente deve condurre ad una conclusione logica, sostenendo al contempo, che le opera dell’uomo più vicine alla natura solo quelle lasciate incompiute, accidentali e dalla forma irregolare, in quanto capaci di comunicare spontaneità. Le parole stesse staccate dal loro contesto scritto assumo un nuovo alone di senso a testimoniare come i frammenti si comportano da elementi secondari. Wordsworth nel 1800 chiamava ”una sete degradante di stimoli violenti”, quella spontaneità che l’opera d’arte nel suo stadio iniziale, sospesa nel momento della sua concezione era in grado di emettere. Artisti come Rodin si serviranno del non finito per ottenere alcuni degli effetti più strepitosi, ed a mio avviso studiosi come Aby Warburg nel comporre opere come Mnemosyne e nel considerarla al contempo un’opera “non finibile”, si pongono la domanda di come porre le grandi forze dell’intelletto, dell’anima e dell’immaginazione rispetto alla percezione dell’arte.

Stefano Montironi                                                                       

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